• La Luminara di San Ranieri
    (in lingua luminària dal latino tardo luminaria, pl. di lumĭnar o luminàre)
    di Renato Mariani Pisano


            La Luminara di San Ranieri (n.d.r. sarebbe adeguato anche la Notte dei Lampanini) è una festa cittadina che si svolge a Pisa la sera del 16 giugno di ogni anno, vigilia di San Ranieri, patrono della città. Lo scritto che segue è il completamento di un'interessante nota ristampata e pubblicata dal Comune, nota integrata con molte notizie e precisazioni di R. Mariani e di altri membri di StilePisano.

            Il 25 marzo del 1688, nella cappella del Duomo di Pisa intitolata all'Incoronata, fu solennemente collocata l'urna che contiene visibile attraverso un cristallo il corpo di Ranieri degli Scaccieri, morto in santità nel 1161, e Patrono della città. Due Principesse di Toscana avevano vestito la reliquia con un abito di penitenza intessuto d'argento e gli avevano imposto sul capo una ricca corona: erano Vittoria della Rovere ed Anna Elettrice Palatina. In omaggio al gusto dei tempi, Cosimo III dei Medici aveva voluto che l'antica urna fosse sostituita con una più moderna e fastosa, e ne aveva affidato l'incarico a Giovan Battista Foggini che intagliò decorosamente il (n.d.r. marmo) verde di Polcevera e scolpì gli ornamenti in bronzo dorato. La traslazione dell'urna nella cappella da poco terminata e che quindi venne ad assumere il titolo di San Ranieri dette occasione ad una memorabile festa cittadina dalla quale, secondo la tradizione, ebbe principio quella che inizialmente si chiamò “l'Illuminazione” ... “che in seguito prese il nome di Luminara, divenne annuale e fu spostata al 16 giugno, vigilia della festa del Santo (n.d.r.)”. “La traslazione dall'una all'altra cassa, scrive nel 1837 il Grassi (che da buon pisano si chiamava Ranieri) nella sua Descrizione storica e artistica di Pisa, ebbe luogo nel 25 marzo del 1688 con solenne processione, la quale riuscì sontuosa e magnifica sì pei ricchi apparati a bella posta simmetricamente distesi nelle contrade ove passava, sì per l'illuminazione fatta in Duomo e per tutta la città, sì finalmente per l'immensità delle accese fiaccole che l'accompagnavano. Da questa solennità ebbe principio la triennale illuminazione di Pisa, denominata la Luminara... ” In un altro punto del testo si riporta giustamente la stupenda descrizione della Luminara in una lettera del sig. G.B. Perotti milanese nel 1836 (n.d.r.).

            L'idea di celebrare una festa con l'illuminazione della città non fu un'invenzione del momento, ma una consuetudine già da tempo affermata, sorta gradualmente in occasione di avvenimenti particolarmente solenni o gioiosi e non necessariamente legati (analogamente a quanto avverrà in seguito) al culto del Patrono. Può dunque essere interessante ricercarne i precedenti storici. Fin da tempi immemorabili la devozione dei Pisani era per la Madonna, che era la protettrice e patrona della città. Non a caso a Maria fu dedicato il Duomo, costruito sui resti di precedenti edifici religiosi (S. Reparata o S. Maria); inizialmente la chiesa era nota semplicemente come "Santa Maria Maggiore" in quanto probabilmente edificata su una chiesetta già dedicata a Maria o a Santa Reparata. è inoltre probabile che il nome "Santa Maria Assunta" sia risultato definitivo il 26 settembre del 1118 all'atto della consacrazione fatta da Papa Gelasio II, appartenente al ramo pisano dei Gaetani (o Caetani). La festa di Santa Maria Assunta e altre ricorrenze erano celebrata il 15 agosto (come oggi) “con un fasto notevole, con tridui, palio, regate, fuochi, illuminazione, suono delle campane etc. e con la recinzione del Duomo mediante la famosa Cintola aurea.” L'arcivescovo Federigo Visconti (1254-77) si lamentava che i Pisani non fossero abbastanza solleciti verso i Santi cittadini ...; così nel 1286 la celebrazione solenne del Santo fu imposta nel Brevis Pisani Communis, probabilmente perché in tale data San Ranieri fu proclamato patrono della città: Anche a Iglesias (in latino Villa Ecclesiae, in pisano antico Villa di Chiesa e in catalano Iglesias), già verso il 1270, alla metà di agosto si festeggiava solennemente la Vergine Assunta probabilmente per l'influsso dei Pisani Della Gherardesca, signori della città.

            F. Franceschini scrive: “Nel 1292, i Fiorentini attaccarono Pisa e, dato il guasto alle campagne, "per la festa di San Giovanni feciono correre il palio [di cavalli] presso alle porte di Pisa", come racconta Giovanni Villani e mostrano le illustrazioni della sua Cronaca. L'attacco fu respinto, grazie alla prodezza e all'astuzia del conte Guido da Montefeltro, e la città poté a sua volta festeggiare, il 15 di Agosto, nella ricorrenza dell'Assunzione di Maria Vergine sua patrona. Così narra, nelle sue Memorie istoriche della città di Pisa, lo storiografo e cultore di cose pisane Paolo Tronci che, appunto all'anno 1292, offre una vivida rappresentazione di quella festa con sontuosi addobbi del Duomo e della Torre, processioni, illuminazioni, palii di terra e palii d'acqua. ... ”
    Si può citare anche una precisa testimonianza dell'uso dell'Illuminazione nel 1662, anteriormente cioè alla traslazione del corpo di San Ranieri. Il 14 giugno di quell'anno transitava da Pisa per recarsi a Firenze Margherita Luisa principessa d'Orleans, sposa di Cosimo Il. Ecco come una memoria del tempo descrive l'ingresso in Pisa della principessa, e le feste fatte in suo onore: “Entrò S.A. in Pisa per la Porta a Mare salutata collo sparo dell'artiglierie da forti, che difendono da quella banda l'apertura del fiume: in tempo appunto, che l'aria per la sopravvenuta notte s'era fatta oscurissima, ma e la copiosa quantità, e l'ordinata disposizione delle faci, e de' lumi, onde le finestre tutte delle case, e de Palagi erano adornate così gran luce spandeano, che non che vincere l'oscurità della notte, potea di serenità contender col giorno. Il maestoso corteggio se ne venne per la Cittade lungo le rive del fiume, le cui acque con moltiplicato splendore reflettendo i circostanti lumi rendeano alla veduta degli spettatori l'imagini de' magnifici Palagi, e de' grandi edifici, che lo circondano. Allora, che la carrozza conducente Madama si fe' vedere sul nuovo ponte per andare al Palagio del Ser. G. D., che è nell'opposta ripa, la Cittadella fabbricata dalla parte di sopra per custodia della Città con salva pienissima solennizzonne l'arrivo; ... ”. Nessun dubbio che l'espressione “l'ordinata disposizione delle faci, e de' lumi, onde le finestre tutte delle case e de Palagi erano adornate” stia ad indicare, venticinque anni prima della data tradizionalmente accolta come inizio della Luminara, l'esistenza d'un uso già perfettamente configurato. Con simili manifestazioni poterono essere organizzate anche prima ad esempio nella festa notturna che ebbe luogo per il carnevale del 1539 in onore di Vittoria della Rovere. Fonti cinquecentesche ci informano di accensioni di fuochi in particolari occasioni politiche, ma si tratta di iniziative riscontrabili dovunque e che non possono riferirsi alla Illuminazione tradizionale. Nel suo Memoriale sull'assedio del '500, Giovanni Portoveneri narra di un'incursione armata dei fiorentini tentata il 2 gennaio del 1496 “perché sentendo Pisa far festa di bombarde e fuochi grandissimi di dí e di notte per l'allegressa avere avuta la Citadella Nuova da e Franciosi” avevano creduto che avvenissero combattimenti in città fra pisani e francesi, e intendevano approfittarne. Ricorda poi un'altra festa del genere il 26 di febbraio del medesimo anno: “in Pisa in tal sera si fecie festa con molti fuochi e bombarde assai”. Si trattava quindi di falò e di botti di polvere da sparo, uno spettacolo probabilmente simile a quello dipinto dal Vasari nel raffigurare la conquista notturna di Cascina. Di recente s'è voluto trovare una prima menzione della Luminara in un documento trecentesco, e precisamente in una deliberazione degli Anziani di Pisa nella quale si autorizzava il pagamento di Lire 39 e soldi 10 allo speziale Guido di Bonagiunta per spese in “candelis et luminariis” fatte la vigilia della Festa di San Ranieri del 1337. Possiamo però dubitare che il documento in questione si riferisca alla Luminara tradizionale, anche perché la presenza a Pisa nel 1337 del termine “luminaria” (per di più impiegato nella forma plurale) non ci autorizza a ritenere che questo termine vi avesse allora il significato che ha oggi. “Infatti le processioni erano documentate come ‘luminarie’ perché i partecipanti portavano un cero acceso (n.d.r.).” Dal cap. XXIII del Breve del Porto di Cagliari del 1318, intitolato “Della luminara”, si ricava appunto che a quella data il termine in questione non aveva il significato di illuminazione fissa, effettuata temporaneamente, di case e di strade, bensì quello di raduno di persone recanti candeli o altri lumi: “Item, faremo fare e tenere in della festa di Santa Maria Annunziata, del mese di marso, appo la ecchiesa di Santa Maria di Porto, luminara di tucti li homini iurati del Porto suprascripto di Kallari, sì degli artefici come dei mercatanti... ”. Non altrettanto esplicito è il senso del termine impiegato in un documento dell'11 ottobre 1447 (si tratta ancora del computo pisano degli anni) che cortesemente il Prof. Michele Luzzati ha indicato e trascritto, e che contiene accordi fra Betto Rosselmini canonico pisano e rettore di S. Cristina, e prete Niccolò quondam Urbani Beccarii per l'officiatura della chiesa. Vi si prescrive infatti che “tota luminaria fienda per parrochianos suprascripte Ecclesie Sancte Christíne in vigilia et die vigilie Sancte Christine predicte sit et esse debeat totaliter et in totum suprascripti presbiteri Nicolai” e che lo stesso avvenga per la cera e i candeli accesi nelle messe. è probabile che, a distanza dì poco più d'un secolo, il termine “luminaria” abbia conservato il significato che aveva nel Breve cagliaritano, ma il contesto dei documento non può farci escludere che avesse anche quello di addobbo di lumi all'interno (e magari all'esterno) della chiesa. Certo è che le prime menzioni della festa di San Ranieri non parlano di “luminaria”, come avremmo potuto aspettarci, bensì costantemente, fino al secolo scorso, di illuminazione. Un'altra ragione che ci fa dubitare che il documento del 1337 si riferisca alla Luminara, è l'esiguità della somma ivi indicata. Nel 1315 Rigo speziale ebbe rimborsate Lire 16 e soldi 5, spesi per le candele che vennero collocate sulla tomba di Arrigo VII di Lussemburgo per mezzo dei bacini ivi esistenti: si trattava dell'inaugurazione della tomba, e cinquantadue furono le libbre di cera impiegate per quell' occasione. Una cinquantina d'anni dopo, nel 1363, per i funerali di Gisello degli Ubertini da Carda, capitano generale dì guerra dei pisani, si spesero Lire 320, soldi 12 e denari 6 per 475 libbre di cera da farne candele e tortili. Tenuto conto della svalutazione della moneta pisana nell'arco di quegli anni, i due esempi ci consentono di valutare l'effettiva consistenza delle luminarie effettuate per la festa di San Ranieri del 1337, e di concludere che la delibera si riferiva a cerimonie fatte nell'immediata vicinanza della tomba del santo e non estese alla città o ad una parte di essa. Nata come illuminazione delle finestre delle case per il passaggio di cortei o processioni, la Luminara, seguendo le nuove fantasie scenografiche del tempo, andò configurandosi nel Settecento come libera architettura luminosa applicata agli edifici, dei quali sempre di meno rispettava le reali strutture, inventando “macchine diverse”, forme bizzarre che trasformavano la città e specialmente il Lungarno in una visione teatrale di effetto fantasmagorico.

            Una descrizione dell'Illuminazione fatta il 21 maggio del 1875, in occasione della venuta a Pisa dei Reali di Napoli, scritta dal nobile Cosimo Agostini, dà un'idea precisa dei criteri estetici che presiedevano alla progettazione di questa fuggevole architettura “dell'incanto rapitore dell'anima” che era capace di suscitare nel visitatore. Sul ponte a Mare “era innalzata una macchina rappresentante una prospettiva Cinese, con nicchie e aguglie, la quale conteneva non meno di quattordicimila lumi“; sulla piazza di S. Paolo sorgeva un vastissimo palazzo con quattro ranghi di finestre d'ordine composito, con bozze e cornicione simile; sul muro di San Benedetto si vedeva una Fabbrica rappresentante un Claustro. Sulla piazza del Piaggione, sui ruderi della fortezza, era innalzata “una macchina rappresentante un grandioso e nobile ingresso con tre grandi porte, pilastri e frontone d'ordine composito di lunghezza di braccia cento venti, e alto trentadue nel di cui superiore punto di mezzo si vedeva l'Arme Pisana e nel qual disegno ardevano quindici mila lumi. Accanto a questa seguiva altra mole che faceva prospetto al Ponte, indicante una Porta, con i suoi laterali annessi e terrazzo superiore.” Sulla curva di fronte al ponte della Fortezza erano due palazzi, il primo lungo 42 e alto 24 braccia, il secondo, rispettivamente 89 e 32; il fianco del monastero di S. Matteo figurava una continuazione di archi e pilastri con cornicione e terrazzo superiore , e così la piazza Cairoli, detta allora de' Cavoli; la macchina fatta erigere dal conte Alocenigo rappresentava “un loggiato a due ordini interrotto da ringhiera, dagli archi del quale pendevano delle lumiere di cristallo illuminate a cera, e la parte superiore presentava un prospetto di nobili finestre d'ordine composito, in mezzo alle quali era collocato lo stemma Imperiale Russo”; la macchina eretta sulla facciata e sul fianco di levante del palazzo reale “rappresentava sopra i suoi piedistalli un intercolonio (n.d.r. spazio compreso fra due colonne di un colonnato) d'ordine jonico di sei colonne, in mezzo al quale vi era un magnifico arco per l'ingresso nel Palazzo e sopra dei medesimo l'Arme reale con bandiere e altri ornati. Lateralmente vi erano archi con interloconi simili tramezzo; seguivano i detti archi ancora al second'ordine che era alquanto più basso del primo e tutta la parte inferiore era posata sopra un ordine di bozze; terminava questo disegno un cornicione con una ringhiera, che metteva in mezzo un elevato frontone, dentro del quale vi era una formella fatta a treillis (reticolo n.d.r.), con rosoni... Oltre a ventimila lumi, che ardevano su quella macchina, ricorrevano da ambe le parti diversi vasi con fuochi eterni e Statue che quella posta in mezzo rappresentava Pisa con altre esprimenti alcune Reali Caratteristiche... ”. In altri edifici l'Illuminazione aveva invece la funzione di sottolineare le strutture esistenti, come il ponte della Fortezza “tutto ritrovato dai lumi nel suoi quattro archi, pigne, spallette ed ali, con quantità di bozze e formelle, con la più vaga simmetria e senza la minima confusione distribuite”, o come le Logge di Banchi che “erano tutte ritrovate dai lumi nella loro grandiosa architettura sì dei pilastri esterni fatti a doppie bozze, cornicioni ecc. e nella superiore ringhiera e frontone in mezzo del quale trionfava l'Arme Sovrana, con vasi e fuochi eterni sulle estremità, che internamente nei magnifici suoi raddoppiati archi e loggiati, dai quali inoltre pendevano più scherzose lumiere, e si osservavano diversi cartelloni con iscrizioni coerenti alla faustissima occasione di questa festa... ”. Uguale tipo di decorazione aveva il Casino dei Nobili sulla riva opposta dell'Arno. Le vicende della Luminara hanno seguito costantemente quelle della città. “Fu abolita nel 1867 forse perché nel XVIII secolo a Pisa vi era stato un notevole consumo di cera non solo per la Luminara, ma anche per l'illuminazione delle sale del Casino, del Teatro e delle Chiese. Questo aveva fatto la fortuna dei fratelli produttori di candele, Antonio e Giulian Francesco Prini. (n.d.r.).” Fu ripristinata nel 1937 in occasione della ripresa del Gioco del Ponte, e sospesa durante la seconda guerra mondiale. Si tornò a vedere la Luminara nella festa di San Ranieri del 1952 e la bella tradizione durò fino al 1966. In quell'anno la violenza dell'alluvione, provocando il crollo del ponte Solferino e di lunghi tratti del Lungarno interruppe l'effettuazione della Luminara, che venne ripresa nel giugno del 1969. E. T.
    “Nel 1976 la Luminara, fu spostata al 28 giugno, per questioni di ordine pubblico. Recentemente una edizione straordinaria è stata effettuata il 31 Dicembre 1999 per festeggiare in nuovo millennio. (n.d.r.)”.

            In una nota degli Amici di Pisa F. Bonucci scrive: “La Luminara di S. Ranieri è forse per i Pisani la festa più bella e sentita. Ogni 16 giugno, la sera prima della festa del Patrono, tutti i Lungarni vengono illuminati con oltre 100.000 Lampanini (diminutivo di làmpana che in vernacolo pisano significa lampada. Sono bicchieri di vetro contenenti olio che serve ad alimentare lo stoppaccino) posti su appositi sostegni di legno, detti Biancherie per il loro colore bianco, che vengono affissi sui palazzi a tratteggiarne i contorni.
    Unica eccezionale appendice rispetto a questo scenario è la Torre Pendente, il campanile della Cattedrale, illuminata altrettanto arcaicamente con padelle ad olio, collocate anche sulle merlature delle mura urbane, nel tratto che racchiude la Piazza del Duomo. Da molti anni la serata viene conclusa con una serie di fuochi d'artificio sparati intorno alla mezzanotte dalla Cittadella e dal ponte omonimo.”
    Dal 1999 per motivi di sicurezza i bicchieri di vetro (lampanini) sono stati sostituiti con speciali bicchieri di plastica trasparente dalla forma conica, tale forma permette di montarli sugli anelli di metallo sporgenti dai telai di legno dipinti di bianco e per questo detti biancheria. Dopo l'accensione, per effetto del riverberarsi della miriade di luci tremule nelle acque dell'Arno, dove vengono deposti ed affidati alla corrente anche lumi galleggianti, e grazie allo spegnimento dell'illuminazione pubblica e privata, l'evento offre al visitatore una suggestione unica, dal sapore antico.

            Concludo riportando quanto letto nel libro “L'Italia descritta e dipinta” del 1837: “Della festa triennale (oggi annuale) celebrata in onore di San Ranieri, protettore di Pisa, rimane tra le altre solennità la Luminara che tanti forestieri attira in questa città, negli altri giorni quasi solinga. Tutte le case del Lungarno sono allora trasformate in sontuosi e stupendi palagi mercé di architetture fatte con travi e travicelli, che portano miriadi di lumi. Le acque dell'Arno riflettono in magica maniera quelle temporanee sfavillanti facciate, e l'illuminazione è prolungata in gran lontananza, decrescendo in guisa che l'occhio più non sa misurar le distanze. Frattanto da un ponte all'altro dell'Arno girano gli sfarzosi cocchi in cui siede il fiore delle belle toscane ... In brevi parole la Luminara di Pisa vince ogni illuminazione di Londra, di Parigi, di Vienna, di Napoli, e rassembra l'effetto dell'incantesimo, né può concepirsene colla mente l'effetto da chi co' propri occhi non ne fu spettatore.” Sono proprio d'accordo RM.


    Altre notizie inerenti La Luminara.

            È simpatico ricordare due frequentatori del Caffè dell’Ussero che, avuta la possibilità di conoscere e ammirare Pisa e le sue tradizioni in epoche diverse, nei loro versi ricordano anche la famosa Luminara. Antonio Guadagnoli (1798/1858) aretino che, ottenuto un posto gratuito nel collegio della Sapienza, si iscrisse ai corsi di giurisprudenza e ottenervi nel 1822 la laurea dottorale in utroque iure. Il soggiorno pisano permise al Guadagnoli, sia da studente, sia poi come maestro nelle scuole comunali di S. Michele in Borgo, di vivere a contatto con intellettuali come G. Giusti, V. Salvagnoli, F.D. Guerrazzi, G. Leopardi e altri.

            Dalla “Raccolta Completa delle Poesie Giocose” del 1839 vi invito a leggere alcuni versi scritti da Antonio Guadagnoli.

    Da “Sulla Luna, Sestine lette alla pubblica seduta della colonia alfea tenuta in Pisa il 18 giugno 1836”

    Ma che cosa è di voi? più d'un mi chiede:
    E un caso se venite in società;
    Al teatro di rado vi si vede;
    Non vi s'incontra mai per la città;
    A scriver versi non si è più pensato...
    Guadagnoli! o che siete innamorato?
    è passato quel tempo! - io scriverei,
    Che siate benedetti in paradiso!
    Ma l'occasion mi manca; e questi Alfei (1)
    Par che non voglian cavar fuori il viso
    Altro che quando c'è la Luminara (2),
    Che di Pisa le tenebre rischiara.

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    Sestine tratte da “La Sera del 15 giugno 1833 in Pisa”

    Io Nume, io re della Mitologia
    Uscito dalle cave di Carrara,
    Dunque vedut'avrò la Biancheria,
    E non potrò veder la Luminara?
    Son forse un ladro ? Dicano i Pisani,
    Dicano pur dov'io tenea le mani.

    (1) I Pastori della Colonia Alfea primogenita dell'Arcadia di Roma.
    (2) Festa che si fa in Pisa nel Giugno, ogni tre anni.


    Renato Fucini (1843/1921) maremmano invece arrivò all'università di Pisa nel novembre del 1859 per iscriversi alla facoltà di medicina, alla quale fu ammesso, tuttavia, solo come libero uditore. Nel quadriennio pisano (1859-63), vissuto nella “baraonda tanto gioconda” degli studenti che si riunivano al caffè dell'Ussero e negli altri ritrovi cittadini, si manifestò quel suo gusto per il motto arguto e per la battuta satirica che caratterizzeranno la sua produzione poetica in lingua e in vernacolo.

            Renato Fucini, La luminara, 1870 - Le poesie di Neri Tanfucio

    La luminara.

    Viaggi 'n dell' 'Uropa (1) 'un n' ho ma' fatti:
    Prima pelchè (2) a quaini (3) sèmo bassi,
    E po' pelch' e' Pisani 'un c' enn' adatti
    Per anda' per er mondo a strapazzassi.
    Ma un mi' amio di Lucca che fa' gatti
    (Li fa cor gesso, creda, da sbagliassi),
    Lui, vorsi di', ch' è stato fra' Mulatti,
    Che ha visitato anch' e' Paesi Bassi,
    M' ha detto che neppure 'n der Peino (4)
    Luminare di Pisa 'un se ne vede :
    Nun n' hann' idea laggiù der lampanino (5).
    Chi nun l' ha vista, 'reda, 'un lo por crede';
    Eppoi, 'ni basti di' che ar mi' 'ugino,
    Dalla gran carca 'ni stroppionn' un piede.

    (1) Europa; (2) perché; (3) quattrini; (4) Pechino; (5) Lumino, bicchiere di vetro con all’interno cera e stoppaccio.


    Breve Bibliografia

    1.    Tronci Paolo Memorie istoriche della città di Pisa, Livorno, 1682.
    2.    Memorie delle feste fatte in Firenze per le reali nozze de' serenissimi sposi Cosimo Principe di toscana
           e Margherita Luisa Principessa d'Orleans, Firenze, 1662.
    3.    Portoveneri Giovanni Memoriale dall'anno 1494 sino al 1502, «Archivio Storico Italiano» VI, II (1845).
    4.    Cosimo Agostini, Fantini, Venerosi Descrizione delle Feste state fatte nella Città di Pisa nella primavera
           dell’Anno MDCCLXXXV, Pisa 1785.
    5.    E.T. La Luminara di Pisa nella storia e nella letteratura, Pisa 1987.
    6.    Grassi Ranieri Descrizione storica e artistica di Pisa e de' suoi contorni, Pisa, 1837.
    7.    AA.VV. La "luminaria" di S. Ranieri in Pisa: con note illustrative sul modo di costruire ed esporre la
           "biancheria", Pisa, 1952.
    8.    Andreazza Mario La luminara di San Ranieri: nel trecentesimo anniversario 1688-1988, Pisa, 1988
           -- La luminaria e la regata storica. Le feste in onore di San Ranieri, Pisa, 1994.
    9.    Burgalassi Silvano e Noferi Mario Luminara e Festeggiamenti in onore di San Ranieri in due
           manoscritti dei secoli XVII e XVIII. Francesco Gaeta Lettera ad Antonio Lupis di Venezia, a cura di
           Silvano Burgalassi. Matteo Fanucci Memoria della Luminara del 16 giugno 1723, a cura di Mario
           Noferi, Pisa, 2000.
    10.    L’Italia descritta e dipinta secondo le inspirazioni, le indagini ed i lavori de' seguenti autori ed artisti:
           Chateaubriand, Lamartine, Raoul-Rochette, DI Forbin, Piranesi, Mazzara, Napoleone, Denon,
           Saint-Non, Lord Byron, Goethe, Visconti, Cicognara, Lanzi, Orioli, Bertolotti, Dandolo, Balbi;
           Zuccagni-Orlandini, Romanelli, Galanti, Iorio, Torremuzza, Munter, Bell, Melchiorri, Nibby, Tenore,
           Manno, Lamarmora, Rampoldi, Sacchi, Cantu', Sartorio, Casalis, Ambrosoli, Ticozzi, Fea, Audot Padre,
           Di Bonstetten, Swinburne, Della Chavanne, Valery, Lancetti, Serra, Orti, Ricci, Ferrario. La Signora
           Haudebourt - Lescot, Orazio Vernet, Granet, Isabey, Ciceri, Ml Maggiore Light, Ml Caritano Batty,
           Cooke, Gell e Gandy, Pinelli, Ferrari, Ecc. Ecc., Tomo I, Torino, 1837.
    11.    Pini Pier Luigi, Folklore pisano. Gioco del ponte, Luminaria di San Ranieri, Regata storica col
           patrocinio del Comitato del Giugno pisano, Pisa, 1958.
    12.    Poli Luigi, Tolaini. Emilio La luminara di Pisa nella storia e nella letteratura, Pisa, 1977.
    13.    Repetti Emanuele Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana Vol. IV, Firenze, 1841.
    14.    Giallo pisano. Effetto luminaria Curatore: R. Zucchini, Pisa 2013.